Benni Bosetto 00 0 00 - ADA Roma

6 Marzo - 8 Maggio 2021

 

Articolo a cura di Luciana Fabbri, 

Benni Bosetto: 00 0 00. Courtesy of ADA Rome. Photos by Roberto Apa

 

Avete mai visto il film d’animazione Nausicaa della Valle del Vento? Pubblicato nel 1984 e diretto dal regista giapponese Hayao Miyazaki questo film ha incredibilmente anticipato i nostri tempi. La pellicola è ambientata in una Terra ridotta in uno stato apocalittico dove una giungla tossica sta lentamente estirpando ogni traccia di civiltà rimasta. Nausicaa, la principessa della Valle dei Venti, si ritrova a vivere in un mondo contaminato a tal punto per cui delle spore velenose sono state sprigionate nell’aria, costringendo gli umani ad indossare delle mascherine protettive per evitarne l’effetto letale. Vi sembra una situazione familiare? Volete sapere come finisce? La principessa diventerà amica della giungla tossica per cercare di restaurare una connessione tra l’umanità e la terra. Allo stesso modo, in un contesto assai diverso, l’artista Benni Bosetto, come un alter ego di Nausicaa, ci propone una realtà basata su un modo di pensare e un atteggiamento collaborativo e simbiotico con gli altri sistemi viventi, mettendo in contrasto tra la forza distruttrice dell’uomo con l’eterna forza rigeneratrice della natura.

00 0 00 è il titolo della mostra di Benni Bosetto inaugurata da ADA, la galleria di arte contemporanea situata nel quartiere storico di Trastevere a Roma. L’artista ha preso ispirazione dal simbolo 00 0 00, trovato nel diario della pittrice svedese Hilma Af Klint e con il quale l’artista ha definito l’idea di origine. Bosetto analizza e reinterpreta questo simbolo come un tempo che non ritorna mai uguale a sé stesso, per via dello zero ripetuto, ma che amalgama, mescola e rimescola, riducendo ogni essere vivente a fango, terra e cenere. Sebbene questo tempo appaia spaventoso e orrifico, il suo fine possiede una valenza ottimistica e rigeneratrice.

 

Uscendo dal brusio trasteverino ed entrando in galleria abbiamo l’impressione di essere catapultati in un ambiente post-apocalittico. Sei sculture in ceramica occupano un ambiente domestico abbandonato, il cui pavimento è coperto da detriti, terra e cenere. Organismi fluidi, senza un corpo definito, sembrano volersi fondere nell’arredamento e nell’ambiente ospitante. Il colore del materiale richiama all’ordine del naturale. La terracotta è stata lavorata in modo da sembrare un tessuto organico o una superficie dermica.

 

Lo spazio e le sculture formano una sorta di ipercorpo, i cui singoli elementi sono interconnessi nel tentativo di ricreare un’unità omogenea tra corpo e ambiente. Questa fusione tra le sculture e lo spazio è sottolineata dalla scelta dello stesso colore organico presente sia nelle ceramiche che nel pavimento, cancellando così ogni dualità contrastante.

L’origine si insinua in ognuno di questi elementi, caratterizzati proprio dalla loro reciproca interazione: si amalgamano, si aggrovigliano, si mescolano gli uni agli altri. È un compost. Come spiega Bosetto: “Siamo casa e dimora per miliardi di microbi, che fanno l’amore sopra di noi e si riproducono. Noi diventiamo terra, compost. Non è solo una metafora. Siamo una rete connessa fra tutto. Se guardi anche a questo periodo storico dove un virus è diventato protagonista della nostra realtà. Il virus è parte del corpo. Quest’idea di compost comprende anche questo: i microbi, i batteri. È una guerra, ma è anche una nuova idea di erotismo. Questa idea di compost, va al di là, cercando di creare una nuova visione della realtà.”

 

Il pensiero compostista propone una nuova relazione empatica con il mondo che ci circonda, al di là di una visione esclusivamente antropocentrica. All’interno di un unico ecosistema, le differenti specie interagiscono le une con le altre: animali, virus, batteri e piante sono tutti coinvolti in interazioni e simbiosi complesse. “Abbiamo il big bang dentro di noi” dice Bosetto, sottolineando la nostra natura corporea composta dagli stessi elementi chimici di cui è composto l’universo. 

00 0 00 è una reinterpretazione del mito della reincarnazione e si presenta come un iperorganismo che contiene plurientità indefinite in una temporalità infinita. Sebbene il tempo e la morte siano stati definiti in base al nostro corpo umano, sono in realtà concetti relativi. Questa forma corporea espansa suggerisce la possibilità e la necessità di creare nuovi modi di vivere e pensare, che vadano oltre i limiti delle nostre percezioni corporee e delle categorie di pensiero a cui siamo stati fino ad ora abituati. 

Secondo la teorica americana Donna Haraway la crisi ecologica che stiamo affrontando non è solo il risultato di un modello di produzione economica impossibile da sostenere, ma è anche una crisi di pensiero, dei metodi che utilizziamo per conoscere il mondo e relazionarci con gli altri esseri viventi. ‘Nessuna specie, nemmeno quella umana, agisce da sola, ma sono gli assemblaggi di specie organiche e attori abiotici a fare la storia.’ -scrive Haraway- ‘E’ importante capire quali storie raccontano altre storie, quali pensieri pensano altri pensieri, quali figure raffigurano figure e quali sistemi sistematizzano sistemi. Matematicamente, visivamente, narrativamente’. Questa riflessione si concentra sulla necessità di trovare nuove immagini, metafore e miti capaci di spiegare il mondo e metterci nella posizione di ricalibrarci in esso.

 

Ed è proprio questa l’importanza della prospettiva aperta da Bosetto, la quale cerca di inserire il pubblico dentro uno spazio nuovo, differente, al di là della percezione quotidiana dello spettatore: “Il mio lavoro spero possa essere utile per fare esperienza della realtà stessa e per comprendere la possibilità dell’esistenza di un’alternativa al regime del quotidiano normalizzato da regole prestabilite e date per assodate. Ecco perché tendo a trasformare lo spazio, a decodificarlo da quello che è la realtà normale. Ed è per questo che non mi interessa l’oggetto in sé, mi interessa lo spazio: la relazione fra l’oggetto e lo spazio, e la narrazione che si crea tra l’oggetto, lo spazio e il pubblico”.

 

Risvegliando la nostra coscienza atrofizzata dai ritmi standardizzati della vita quotidiana, 00 0 00 decentralizza la posizione dominante dell’uomo rispetto al mondo e propone un modo di pensare che includa anche le prospettive degli altri esseri viventi e delle realtà invisibili.

Film Still from: Nausicaa e la Valle del Vento di Hayao Miyazaki.

Image Courtesy of: http://www.studioghibli.it/film/nausicaa-della-valle-del-vento/

Nausicaa e la valle del vento.jpg