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I corpi sfacciati. Eravamo streghe, ora siamo “sluts”; cambierà mai qualcosa nella congiura del corpo femminile?

Articolo a cura di Ginevra Petrozzi, Illustrazione di Ilaria Marzolla

 
 

VI - La "Forza" è riscoprire libertà e indipendenza. Scoprire un potere gentile sopra le cose. Rispecchia l'archetipo della matriarca: al picco della conoscenza spirituale e materiale, saggezza profonda, intuizione. Nell'immagine La Forza lavora con gli istinti più primordiali e animali (il leone), collegati a creatività, sessualità, paura, rabbia. Sono queste forze profonde e radicate, collegate alla parte inferiore del corpo, che portano la forza a raggiungere la propria consapevolezza spirituale, l'infinito sulla testa rappresenta proprio questa capacità ricettiva.

Campo estivo, Toscana, avevo 12 anni. Prima volta in costume da bagno davanti a tutti (troppi) bambini. 

Non avevo ancora accettato quelle nuove linee e curve che, una ad una, stavano spuntando sul mio corpo; ma in quella situazione ero con le spalle al muro. Ormai sulla soglia della temutissima pubertà, era praticamente impossibile nascondere che stavo crescendo. “Non pensarci Gin, fai finta di niente”. Finché mi ritrovai a pochi centimetri da uno dei bambini. Mi guardò, io lo guardai. Poi, abbassò lo sguardo: “Ma hai i peli sulla pancia? Sei tipo un uomo!”. Oltre al danno, la beffa. Non solo ero costretta a vedere il mio corpo trasformarsi in quello di una donna, ora scoprivo la vergogna di non esserlo abbastanza. E confido, in quel momento avrei voluto non esserlo.


Sono passati 12 anni da quando ne avevo 12. Posso dire con certezza che il senso di vergogna si è ripresentato in varie occasioni, durante tutto il corso della mia vita adulta. Il denominatore comune è sempre stato cosa ne stessi facendo della mia femminilità. Mi mostravo troppo sui social? Vergogna. Vivevo le mia sessualità troppo liberamente? Vergogna. Dio non voglia, andavo in giro tutto il giorno con qualche macchia di sangue sui pantaloni? V-e-r-g-o-g-n-a. Solo la punta dell’iceberg.

 

La vergogna è sempre stato uno dei principali strumenti di controllo; in grado di ricondurre ad una femminilità prescritta tutte quelle che la trasgrediscono, in ogni modo. La procedura standard è la condanna: per una femminilità troppo dirompente, o troppo tacita, per le idee rivoluzionare, per l’ambizione o per l’indipendenza sessuale e relazionale. La repressione di corpi ribelli è stata la main policy del sistema patriarcale dal principio. 

 

E in principio fu la strega.


La caccia alle streghe è il primo plateale esempio di una lotta ai corpi ribelli. Nella paranoia collettiva che si creò attorno alle streghe, galeotto fu il Malleus Maleficarum, pubblicato nel 1486 e anche detto Il Martello della strega. Questo reperto è forse il testo più intriso di misoginia e omofobia mai scritto. Al suo interno è possibile trovare indicazioni su come riconoscere le streghe, descrizioni dettagliate delle pratiche sessuali sataniche a cui prendevano parte (mettere un dito nell’ano di Satana andava forte) e consigli su come ucciderle. La base teorica del Malleus è l’assioma che tutte le donne siano mosse da istinti animali e insaziabili, per questo più soggette alla corruzione da parte del demonio. Non è certo la prima volta che questo concetto appare. Menzione speciale: Eva.  La prima donna messa alla gogna per aver voluto ampliare la propria conoscenza e non rimanere per sempre ignuda e ignorante (seppur nell’Eden). La congiura magica ha solo contribuito a demonizzare ancora di più la donna, già considerata di natura inferiore e malvagia. Come se non bastasse. Le condanne per le streghe volavano a destra e a manca durante il Medioevo. Bastava un minimo sospetto, ed ecco che in qualche modo ti trovavi al rogo. Le donne che venivano accusate di stregoneria erano spesso guaritrici, ostetriche, levatrici, per questo motivo erano sospettate di aiutare altre donne ad abortire. Non è esattamente un caso che l'immaginario comune sulle streghe comprenda odiare i bambini. In ogni caso, qualsiasi donna poteva essere accusata. Un uomo poteva far condannare un’amante che minacciava di portare allo scoperto una relazione, o una donna che dichiarava di essere stata stuprata. Insomma, dinamiche che conosciamo molto bene. Non era necessario lavorare d'ingegno per un’accusa: il Malleus aveva provvisto un elaborato elenco di pratiche per cui fosse possibile accusare una strega. Fra tutte, è doveroso citare la capacità delle streghe di rubare peni. (stregoneria o impotenza?) Il pattern qui risulta chiaro. Le streghe che l’Inquisizione bruciava erano semplicemente donne indipendenti, che esercitavano le proprie conoscenze, che chiedevano controllo sulla propria sessualità e capacità riproduttiva. (e continuano a chiedere). Da una società che richiedeva un corpo femminile dimesso e obbediente, essere strega significava essere una ribelle politica. Sfortunatamente, dall’Inquisizione con la caccia alle streghe, fino agli slut-shaming e revenge porn dei nostri giorni le cose non sono cambiate molto. Mi ritorna in mente un pomeriggio di qualche anno fa in cui dovetti correre in farmacia a comprare la pillola del giorno dopo. Avevo 19 anni, sola in una città sconosciuta. In farmacia il solito colloquio, effettivamente utile per valutare riuscita e rischi della pillola, stava divagando in una predica moralizzante.”Non sarai un po’ troppo giovane tu?” “L’hai detto ai tuoi genitori?” “Non è che puoi prenderla quando ti pare eh”. Ed eccomi trasportata nel 1400. Quella velata accusa di promiscuità non mi suonava così diversa da un’accusa di fornicazione con il diavolo. Ecco, non è mai stato difficile sentirsi “slut”. Adesso sappiamo che non c’è niente di male nell’esserlo, come non c’era niente di male nell’essere strega. Entrambi i termini hanno sempre mascherato corpi potenti e pericolosi. Nonostante questo, è un’ Inquisizione quella che continua verso chi pubblica foto del proprio corpo fier* e consapevol*, chi parla di sessualità apertamente, chi ha scelto di essere sex-worker, chi reclama il diritto di abortire. E’ una lotta continua sciogliere il senso di vergogna cementificato attorno al corpo femminile. Come nel 2020 non è necessario essere “promiscue” per essere vittime di slut-shaming, nel Medioevo non era necessario praticare stregoneria per essere messe al rogo. Basta essere donne. Dovremmo essere tutt* streghe. Anche solo per confondere le idee di chi ancora vuole decidere per il corpo di altri, chi continua a instillare vergogna. Reclamare un corpo totalmente nostro, intoccabile, magico. Dai movimenti femministi anni 60’ come W.I.T.C.H (Women’s International Terrorist Conspiracy from Hell), con manifestazioni in costume, fino agli  incantesimi collettivi contro la ri-elezione di Donald Trump, magia e femminismo rispolverano una collaborazione centenaria. Riappropriarsi dell’archetipo della strega ora, significa identificarsi con tutto quello che abbiamo imparato a non essere: brutte, aggressive, indipendenti, sessuali, potenti. Tremate, tremate.

 

Fonti e letture consigliate:

Reddit: Witches Vs Patriarchy

Kristen J. Sollée, Witches, Sluts, Feminists: Conjuring the Sex Positive, 2017

Silvia Federici, Calibano e la strega: le donne, il corpo e l'accumulazione straordinaria, 2015