Nella sex positivity dei social media non c'è spazio per la vergogna e questo è un problema

Articolo a cura di Alessanda Fraissinet,  Foto di Sara Lorusso

Il movimento sex-positive, di cui sentiamo tanto parlare da alcuni anni, è un movimento sociale e filosofico che vuole cambiare l’attitudine generale della società nei confronti del sesso. Il pensiero sex-positive considera infatti la sessualità come una componente sana e naturale della vita di ognuno e, fra le altre cose, pone l’accento sull’autodeterminazione e sull’autogestione dell’individuo. La sex positivity si propone di accogliere con entusiasmo qualsiasi identità di genere ed orientamento sessuale, mettendo in discussione l’idea eteronormativa del sesso di stampo patriarcale. Allo stesso modo, abbraccia l’idea che la monogamia sia solo una delle tante strutture relazionali possibili, e niente affatto l’unica. Quindi, qual è il problema?

 

Nei Paesi in cui l’educazione sessuale non è ancora stata resa obbligatoria nelle scuole (l’Italia è uno di questi), solitamente per motivi legati all’ingerenza della Chiesa cattolica, le informazioni relative al sesso restano reperibili in rete - non solo sui siti porno, come un tempo, ma anche sui social media. Sebbene questo non sia affatto un male - Instagram ha visto nascere moltissimi profili che oserei definire al limite del rivoluzionario - non bisogna però dimenticare che l’accesso ad uno smartphone con connessione ad Internet è in primo luogo un privilegio.

 

Su Instagram, l’hashtag #sexpositive conta al momento circa 654mila post. Se da un lato questo lascia intendere una maggiore apertura ai discorsi sulla sessualità, dall’altro, per la natura stessa del mezzo, questi discorsi non tengono conto di diversi fattori di complessità. Se cerchiamo post con l’hashtag #sexpositive, quello che troviamo infatti sono perlopiù frasi motivazionali, grafiche ed illustrazioni “cute”, sex toys e selfie di donne per la stragrande maggioranza bianche, magre e normoabili. La sex positivity è cool, è uno stile di vita a cui aspirare, e uno stile di vita in cui non c’è spazio per la vergogna, per le insicurezze relative al proprio corpo e alle proprie performance, né tiene conto di alcuni contesti. 

 

Certo, la sex positivity vede il sesso come un’esperienza più che come una performance, ma aspettarsi che generazioni intere si scrollino di dosso le idee sulla sessualità che sono state loro inculcate da una società patriarcale, capitalista, e spesso pesantemente influenzata dalla religione, appare quantomeno poco realistico. Allo stesso modo, ci sono diverse altre aspettive irrealistiche che la sex positivity rischia, volente o nolente, di nutrire sui social media, tra una frase motivazionale e l’altra. Il movimento sex-positive va a braccetto, comprensibilmente, con quello body-positive (che sta venendo pian piano “sostituito” dalla body neutrality), il che comporta, fra le altre cose, una crescente pressione nel processo di accettazione del proprio corpo.

 

In sostanza, la sex positivity ci incoraggia a fare tutto il sesso che vogliamo, come e con chi - un messaggio lodevole e che personalmente condivido appieno, ma il rischio che si corre è quello di semplificare il discorso al punto tale da creare nuove pressioni. Una donna (ma questo vale per tutti) non è meno sex-positive se fatica ad amare il proprio corpo, se non raggiunge orgasmi multipli, se non ha avuto decine di partner sessuali, se non possiede almeno sei diverse tipologie di sex toys. La sex positivity ci ha offerto una via d’uscita dallo slut shaming ancora imperante, ma bisogna fare attenzione a non nutrire - accidentalmente, o intenzionalmente - nuove tipologie di shaming.

 

Mentre alcune di noi (non uso il femminile a caso) si domandano ancora se il numero dei o delle partner possa far pensare a loro come “ragazze facili”, altre si domandano invece se ci sia qualcosa di sbagliato in loro a non voler masturbarsi, a non apprezzare il porno femminista, a non cercare il sesso in generale, o a non cercarlo con una determinata frequenza. Anche per quanto riguarda la comunità asessuale, nonostante la sex positivity si proponga di accogliarla, questa rimane ancora, quasi sempre, ai margini del discorso. Per essere davvero efficace e costruttivo, il movimento sex-positive deve necessariamente tenere in conto dei contesti, delle reticenze personali e culturali, della vergogna introiettata nei confronti di sé stessi, del proprio corpo, del proprio piacere. 

 

Imparare a riconoscere questa vergogna è fondamentale, ma il passo successivo da compiere è capire che questo sentimento non ci rende sbagliati o meno cool. Nel discorso sex positive deve necessariamente esserci spazio anche per emozioni che con la sex positivity hanno all’apparenza poco a che fare, se lo scopo è quello di vivere il sesso in modo più autentico. E soprattutto dobbiamo far entrare la sex positivity nei nostri circoli sociali, a scuola e in famiglia - facendo attenzione a non ridurla ad un hashtag su Instagram.