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  • Mulieris Magazine

Edicola Mulieris: ecco chi sono le tre artiste che hanno reso la nostra edicola un'opera collettiva



Chiara Di Luca, Chiara Dal Maso e Giulia Lineette sono state le tre artiste che abbiamo deciso di coinvolgere nel progetto Edicola Mulieris, una settimana in cui è stato possibile sfogliare tutto il nostro archivio presso l’edicola Civic in Piazza Morbegno.


Abbiamo chiesto alle artiste di interpretare l’edicola attraverso la loro cifra stilistica e tematiche a loro sensibili. Quello che ne è uscito è un vero e proprio lavoro a 6 mani dove Giulia Lineette si è occupata delle parole e dell’art direction e Chiara Di luca & Dal Maso dei disegni. Insieme hanno voluto rappresentare una sorta di ‘’rivincita’’ di fauna e flora sull’ambiente urbano (palazzi e strade). Venite a scoprire di più sul loro lavoro e sul progetto che hanno realizzato lo scorso 7 Giugno nello loro interviste.


GIULIA LINEETTE



Giulia Lineette, nata a Brescia nel 1991, è un'artista che vive e lavora a Milano. La sua formazione è trasversale e le permette di sperimentare diversi medium creativi, dalla fotografia (IED Milano 2013) al disegno (Bauer Milano 2017), passando per la scrittura e la performance. Questa multi-potenzialità la porterà a collaborare con realtà che vanno dall’editoria alla musica, fino alla sfera educativa con la co-fondazione dell’associazione Virgin & Martyr per la quale di occupa di lezioni, workshop e panel su tematiche legate a emozioni e relazioni, al corpo, al mondo digitale e all’etica del lavoro. La sua arte ha l'obiettivo di decostruire la comfort zone emotiva: Giulia sfida il pubblico con i suoi disegni corporei, il movimento e i giochi di parole, per portare alla luce questioni scomode e provocatorie. Con il suoi lavoro scava a fondo nelle questioni personali e sociali, spingendo chi guarda a trovare le risposte più intime e sincere.


Ciao Giulia, ho sempre apprezzato molto il tuo modo di rappresentare la realtà attraverso le immagini ed in particolare mi ha sempre incuriosita il fatto che parlassi di te stessa e allo stesso tempo di tantissime persone, mi rivedo nelle figure che disegni e nei loro pensieri e frasi. Quanto il tuo lavoro parla di te? E quanto questo incide nella tua vita di tutti i giorni?


Innanzitutto grazie :3 C’è sicuramente una buona componente autobiografica in quello che disegno e scrivo. Sono generalmente spinta dal trovare nuove forme di espressione, inventare cose che non ci sono o non ho mai visto ma chiaramente mi é sempre sembrata una missione impossibile ascoltando la vocina del “É stato già fatto tutto”. Quando iniziato quindi mi sono presto resa conto che tutto sommato mi veniva abbastanza facile sia farmi domande — tante a volte troppe — sia avere poi il coraggio di condividere i dubbi che avevo, nonostante la vergogna. Ho proprio pensato che forse per inventarsi qualcosa non serviva guardare fuori o lontano, quanto guardare molto profondamente all’interno. Non penso tuttavia che l’arte sia terapia (a parte l’arteterapia), la vedo più come un autoanalisi che poi però si deve incontrare con l’altrə per essere efficace.



Il tuo stile è cambiato negli anni, le tematiche sono sempre molto sincere e tangibili mentre nel disegno c’è stata un’evoluzione. Cosa ti ha spinto a questi cambiamenti? E che ruolo ha invece la parola nel tuo lavoro e come mai è rimasta un punto fisso nella tua arte e anzi forse ora è ancora più centrale?


Sono sicuramente stata spinta da un costante senso di insoddisfazione per quello che facevo, c’era sempre qualcosa che non mi tornava e anche se ho provato a tenere uno stile (banalmente perché funziona meglio dal punto di vista professionale) poi effettivamente non ce l’ho mai fatta e fino a un paio d’anni fa soffrivo abbastanza di questo. Le parole hanno sempre avuto un ruolo cruciale nella mia vita e anche nei miei disegni, ma solo molto recentemente mi sono accorta che ció che mi viene più spontaneo é scrivere e non disegnare. Opsino. Come se per tanti anni avessi nascosto le parole in mezzo ai disegni. Se ora ci penso mi sento in parte un po’ ridicola, ma sono certa che tutto il processo (ho anche studiato e lavorato come fotografa prima di disegnare) fosse necessario ad arrivare a questo punto in cui mi sento abbastanza comoda. Per ora!



Come è nata l’idea del tuo lavoro per Edicola Mulieris?


Ho pensato da subito che avrei preferito lasciare spazio ai disegni di Chiara Di Luca e Chiara Dal Maso, e occuparmi invece di trovare le parole migliori con cui accompagnare il loro artwork. Amo molto il lavoro di entrambe e mi é piaciuto occuparmi anche dell’art direction per valorizzare al meglio l’operato di tutte. Ci siamo confrontate insieme e ci siamo subito trovate d’accordo sul voler creare un’opera che si riferisse a una tematica sociale. Valutando la posizione urbana dell’edicola all’interno della città di Milano, abbiamo quindi pensato di raccontare come la Natura (intesa come flora e fauna) si ritaglia il minimo spazio indispensabile, resistendo al processo di invasione di strade, palazzi e automobili. Siamo consapevoli che un murales in mezzo a una rotonda non salverà la città, ma ci sembrava importante occupare questo spazio con un messaggio visivamente e verbalmente poetico a contrasto della crisi climatica.


CHIARA DI LUCA



Chiara di Luca vive e lavora a Milano. Ha studiato grafica d’arte a Brera e illustrazione all’ISIA di Urbino. Passa la maggior parte del suo tempo a fare liste di cose da fare, guardare, leggere e soprattutto disegnare. Il resto del tempo disegna tutto tranne le cose nella lista.


Ciao Chiara, il tuo lavoro è poliedrico, ci racconti un po’ com’è nata la tua passione per la pittura e cosa ti ha permesso di applicarla in diversi campi? Dall’illustrazione di poesie alla creazione di locandine fino a all’opera d’arte.


Ho iniziato a dipingere con più consapevolezza al mio ultimo anno di studi in grafica d’arte a Brera, durante il mio Erasmus a Valencia. Durante il corso di Pittura espressiva ho sentito che il mio lavoro è stato preso sul serio per la prima volta, soprattutto grazie a questo professore molto incoraggiante che mi ha dato uno dei consigli più importanti che abbia mai ricevuto, ovvero di lasciar perdere la matita - cioè di non fare il disegno preparatorio, che mi bloccava, ma di lavorare direttamente sulla tela, e da lì tutto è cambiato. Il mio senso della pittura è però sempre stato molto “grafico” e materico, in un certo senso scavavo la tela come scavavo le matrici nel laboratorio di incisione, che è infatti stato il mio mezzo preferito fino a che non ho scoperto la china mentre studiavo all’ISIA di Urbino. Quest’ultima la considero un po’ l’anello di congiunzione tra tutti i miei interessi, praticamente dipingo con un pennello pieno di inchiostro nero dei disegni che sembrano incisioni.



Qual’è la tua fonte di ispirazione? Nel momento in cui ricevi una commissione qual è il tuo processo creativo ? Hai dei riferimenti fissi o dei punti di riferimento da cui attingi la tua arte oppure ti fai ispirare dalle tematiche della commissione?


Sono molto contenta di aver avuto l’occasione di lavorare a progetti in diversi ambiti negli ultimi due anni, dalla musica all’editoria all’arte, in tutti i casi parlare con le persone committenti e a partire dalla loro idea fare delle proposte e arrivare a una soluzione insieme è fondamentale per me. Anche quando lavoro a un progetto personale un occhio esterno che confermi o sfati i miei dubbi sul lavoro è importante. Il processo creativo per un lavoro personale però è molto diverso da quello per un lavoro commissionato, nel primo caso procedo molto volentieri lasciandomi guidare dall’errore e dalla casualità, nel secondo caso è necessario essere più strutturati, e soprattutto dialogare. Mi è capitato sia che il committente avesse le idee chiare su cosa voleva da me che di poter scegliere liberamente la tecnica migliore per il progetto, sempre indirizzandolo su quelle che preferisco, appunto la pittura l’incisione e la china. I miei riferimenti cambiano sempre di conseguenza, quando sono particolarmente incerta sulla direzione da prendere mi metto davanti alla mia libreria per ritrovare il mio centro: prendo dagli scaffali un catalogo di Ken Kiff, sfoglio un libro su Shiko Munakata o un fumetto di Muñoz e Sampayo, oppure “passeggio” nella stanza (ovvero faccio tre passi avanti e indietro) guardando le cartoline appese al muro.



Come è nata l’idea del tuo lavoro per Edicola Mulieris?


Chiara Dal Maso e Giulia Lineette sono due artiste incredibili, ammiro il loro lavoro e sono stata molto felice di trovare subito un tema che nonostante le nostre diverse pratiche interessasse tutte. Abbiamo cercato di rappresentare una sorta di “resistenza” delle piante e della natura all’urbanizzazione utilizzando i colori di Mulieris. Mi piace che nel lavoro ognuna abbia il proprio spazio e la propria identità ma che il risultato sia organico e completo.


CHIARA DAL MASO



Chiara Dal Maso pratica, da sempre, l’arte di vivere di espedienti. Ha fatto la cameriera, la cassiera, la designer, l’illustratrice, la babysitter. Per un periodo ha contribuito alla gestione di un rifugio sulle montagne liguri. Al momento, oltre a essere in procinto di terminare gli studi universitari nell’ambito delle scienze dell’educazione, si occupa di fomentare le tendenze creative in bambini dai 3 ai 6 anni presso due scuole dell’infanzia del comune di Milano.


Ciao Chiara, che legame hai con il disegno? Fa parte di te da sempre oppure l’hai scoperto in un determinato momento della tua vita? Cosa significa per te poterti esprimere con esso?


Con il disegno ho un rapporto di ricerca continua. Mi interessa come modalità di relazione che trascende il verbale e connette corpo e mente. È qualcosa che ho sia accantonato per periodi piuttosto lunghi di tempo, sia praticato quotidianamente, come nel 2017 quando ho condotto un esperimento durato 365 giorni chiamato Everyday Distraction. Nel 2018, con il mio vo(l)to mi è servito come strumento per sondare gli umori di un nutrito gruppo di creativi/elettori. Nell’ultimo periodo il disegno è tornato come parte del mio lavoro educativo, veicolo espressivo e conoscitivo nei confronti di bambini e adolescenti. È stata mia madre, che ho sempre visto impegnata in attività creative come creare abiti e dipinti ad iniziarmi, durante i nostri soggiorni estivi presso la pensione Bentegodi di Jesolo. Avevo 5 anni, credo. Perciò si, fa parte di me, della mia memoria. Vedo il potermi esprimere attraverso il disegno come frutto di una agognata conquista, il premio per essermi concessa di esplorare in questo senso e aver dedicato tanto tempo ed energie a qualcosa di non sempre finalizzato, utile o produttivo. 



Il tuo lavoro prende molto ispirazione dalla vita di tutti i giorni, i tuoi viaggi, dalla musica e dai libri. Se dovessi descrivercelo con un viaggio, una canzone e un libro quale sarebbe? 


Direi un ordinario viaggio al più vicino ufficio postale (possibilmente all’ora di punta di un qualsiasi giorno feriale). Come canzone Today degli Smashing Pumpinks e come libro, direi La vita quotidiana come rappresentazione di Goffman. Ma riguardo gli ultimi due, tra qualche minuto avrò probabilmente già cambiato idea. 



Come è nata l’idea del tuo lavoro per Edicola Mulieris?


Nasce da una discussione molto ampia circa tematiche sociali e dinamiche tipiche del tessuto cittadino con le altre due artiste. In quei giorni stavo leggendo il libro L'invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane, di Lucia Tozzi, che mi ha fatto riflettere profondamente sul senso politico dell’azione urbana, animandomi di pensieri contraddittori. Il tema della Natura/donna, crudele e incontenibile, trionfante sulla macchina utopica del progresso infinito ci ha messe tutte d’accordo, soprattutto come forma di netto rifiuto del greenwashing imperante. La Natura che ci interessa rappresentare è rosa come un fiore pieno di spine, rossa come il sangue. 


Fotografie di Arianna Angelini

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