Le divoratrici: quando cedere al proprio appetito diventa un atto rivoluzionario

 

Mulibris: la rubrica di Kebab & Proust per Mulieris

In questa nuova “puntata” di Mulibris, vogliamo parlarvi dell’opera d’esordio di Lara Williams. Le librerie italiane, infatti, possono finalmente sfoggiare sullo scaffale delle novità Le divoratrici. Con una copertina rigida di un rosa acceso e un’illustrazione a dir poco azzeccata, Blackie Edizioni porta in Italia la traduzione (a cura di Dafne Calgaro e Marina Calvaresi) di Supper Club, titolo originale del romanzo che il Guardian ha definito “il Fight Club femminista”. Il libro, uscito nel 2019 per la Penguin, ha subito riscosso grande interesse e curiosità, puntando i riflettori sulla scrittrice e sulla sua prima opera.

Lara Williams, classe ‘85, vive a Manchester e scrive per varie testate come Vice, Dazed, l’Independent e il Guardian. È autrice di una raccolta di racconti, Treats, ma questo è il suo primo romanzo. Williams ha raccontato di aver iniziato a scrivere Le divoratrici come una terapia d’urto, come “una sorta di abbandono all’ansia come forma di cura”. E siamo felici di affermare che l’esperimento è sicuramente riuscito. La scrittrice, infatti, ha dato vita a un romanzo travolgente, caratterizzato da un linguaggio semplice, diretto e coinvolgente, che, senza filtri, racconta il rapporto di una donna con il proprio corpo.

Williams ha cominciato a scrivere questo libro con la volontà di approfondire il tacito accordo secondo cui le donne sono spinte a farsi piccole, a mostrarsi compiacenti e a reprimersi in qualsiasi aspetto della loro vita, ma in particolare in tutto ciò che riguarda il loro corpo. L’appetito è il fulcro attorno a cui l’autrice fa ruotare il romanzo. Ma si tratta di un appetito in senso ampio, di un appetito come desiderio. La scrittrice mostra, infatti, un gruppo di donne che rifiutano di farsi piccole, che pretendono il loro spazio e che divorano la vita per impedire di essere divorate.

Roberta, la protagonista, insieme all’amica Stevie, decide di dar vita a un progetto unico e segretissimo. Un supper club per sole donne, perché “quale violazione più massiccia di un’adunata di donne impegnate ad appagare i propri appetiti e a occupare spazio?”. Così cominciano ad arruolare componenti, ponendo loro la domanda “di cosa hai paura?” e allargando sempre di più la cerchia di adesioni. La prima è Lina, poi Erin, Renni, Ashley, Monica, Emmeline, Andrea e Sash. Il modus operandi diventa sempre più chiaro: si sceglie un tema, si ruba il cibo dai cassonetti dei supermercati o ci si affida agli avanzi che si hanno in casa, ci si intrufola di notte in una sala, un ristorante o in un luogo a scelta, e si crea un vero e proprio banchetto a base di cibo, droga, musica e libertà.

L’empatia è un sentimento che si mette in moto fin dalle prime pagine, leggendo delle aspettative del personaggio principale, Roberta, che si scontrano con una realtà molto meno edulcorata di come la immaginiamo nelle nostre fantasie adolescenziali: l’arrivo all’università non rappresenta nessuna svolta sociale rivoluzionaria, non significa conquistare valangate di amici grazie alla propria unica personalità e nemmeno riuscire finalmente a dispiegare o mettere in luce la propria identità a 360 gradi. In poche parole, le aspettative di Roberta si scontrano con un contesto in cui lei non riesce a trovare spazio. Dopo mesi trascorsi a letto, mangiando noodles, facendo svogliatamente cruciverba e ascoltando musica di sottofondo, si inizia a declinare il ruolo salvifico del cibo e del cucinare nella sua vita per riappropriarsi dello spazio che sente le sia stato sottratto. Così la giovane si riprende una fetta di un rituale che nasce dalla sua vita familiare, quello del cucinare tutte insieme in una dimensione domestica femminile marcata dall’assenza del padre, che allo stesso tempo la traghetta verso la vita adulta e verso diverse tappe di un rituale di purificazione e riconciliazione con alcuni traumi del passato.

Nasce così il progetto di riprendersi lo spazio perduto e condividerlo con altre donne. L’idea di questo supper club fuori dagli schemi è davvero originale. Ma a guardar bene, ci siamo rese conto di quanto sia sconcertante pensare che per un gruppo di donne sia rivoluzionario e sovversivo il semplice fatto di cedere al proprio appetito. I canoni di bellezza, gli stereotipi e le imposizioni sociali sono ancora così asfissianti per la donna, che le basta sedersi a tavola, slacciarsi il bottone dei jeans e mangiare senza freni, per compiere un atto ribelle. Lara Williams, quindi, ci mostra come il femminismo si possa portare anche a tavola, fregandosene dei pregiudizi e riappropriandosi del proprio corpo. Perché “il punto non è soltanto il cibo. È il modo in cui affermiamo noi stesse in uno spazio. In diversi spazi. Il punto è rivendicarne di più.”

C'è un paragrafo che, in particolare, abbiamo sottolineato e che, se fossimo persone da Moleskine, avremmo trascritto parola per parola:

“Sono sempre stata dell’idea che il cibo più succulento nasconda un cuore innatamente rivoltante. Che sia la sua congenita mostruosità a renderlo così perversamente irresistibile. Le mie pietanze preferite tendevano a una certa consistenza melmosa e limacciosa. E a cominciare dalla più costosa e raffinata fino alla più esageratamente grossolana, il fascino della sbobba resta invariato: caviale, escargot e foie gras, oppure hamburger, kebab e mac&cheese.” 

Cosa c’è di più liberatorio di sfondare il tabù dell’appetito? Cosa c’è di più scandaloso del mostrarsi fameliche, dello sfoggiare su Instagram non soltanto impiattamenti fotogenici, ma anche il proprio comfort food preferito, magari accostato al libro che si sta leggendo tra un boccone e l’altro? Noi di Kebab & Proust ce lo chiediamo da molto, e infatti non nascondiamo il nostro entusiasmo nato dalla lettura di questo romanzo tanto coinvolgente. Coinvolgente non solo per l’approccio dirompente al tema del rapporto con il proprio corpo, ma anche per l’audacia con cui affronta altrettanti argomenti difficili, come la violenza sessuale, il rapporto con la solitudine e con la propria autoaffermazione. Le divoratrici riesce, infatti, grazie alle vicende delle protagoniste del supper club, a portare in luce una serie di problematiche proprie della condizione di genere e generazionale. Siamo certe che molte e molti, leggendo delle ferine abbuffate di questo stravagante club, troveranno parti di sé sviscerate alla perfezione dallo sguardo critico di Williams, che riesce a tratteggiare le psicologie dei personaggi in maniera esemplare. Quindi smettete di procrastinare, scegliete la cosa che più vi fa sentire di stare sovvertendo norme e preconcetti e riprendetevi il vostro spazio, che sia postando foto di ramen e libri di Amelia Rosselli o meno.