Il nudo online è una rivoluzione? L’effetto OnlyFans sulla vergogna nel 2021

Articolo a cura di Anna Zucca, Illustrazione di Alice Arcangeli

A differenza di YouTube che vieta "contenuti espliciti intesi ad essere sessualmente gratificanti" e Instagram che consente solo "la nudità nelle foto di dipinti e sculture" su OnlyFans si può pubblicare e trovare davvero di tutto. Le potenzialità di una piattaforma dove le persone possono scegliere come mostrarsi, rivendicando la propria sessualità e la propria immagine, mettendola a disposizione dello sguardo altrui secondo i propri termini, può essere rivoluzionaria. Così la sessualizzazione del proprio corpo, qualunque esso sia, porta a superare quell’idea di sporca innaturale vergogna che deriva dalla sessualità. Ma la società è pronta per questo? O la rivendicazione di spazio d’espressione della nudità finisce solo per essere la soddisfazione del male gaze?

 

È probabile non conosciate OnlyFans se consumate porno online, non bazzicate i social o non avete mai ascoltato Savage di Megan The Stallion e Beyoncé. Sì perché un aiutino alla fama della piattaforma è arrivato direttamente da Queen B: “Hips TikTok when I dance (Dance) / On that Demon Time, she might start a OnlyFans (OnlyFans)”. Così canta in una barra che ha fatto correre i suoi fan a cercarla sulla piattaforma, con un aumento del 15% del traffico in meno di 24 ore dall’uscita della canzone, nel maggio 2020. I fan, delusi, non ci hanno trovato un profilo di Beyoncé, però, già che c’erano, si sono fermati a dare un’occhiata più approfondita. Esplorando, le persone hanno scoperto che su OnlyFans ci si può abbonare mensilmente a un profilo, di una celeb così come di una persona comune, e vedere in esclusiva i suoi contenuti. Da utente puoi scegliere la forma di iscrizione al profilo con pacchetti mensili, semestrali e addirittura la modalità pay per view di contenuti personalizzati realizzati dal creatore su richiesta. Dal canto loro i creatori ricevono i pagamenti ogni 21 giorni circa e in cambio OnlyFans si trattiene il 20% dei guadagni.

Nato nel 2016 in Gran Bretagna, questo social network è rimasto nella nicchia dei fini conoscitori di porno anglosassoni fino alla pandemia, poi la dea del mainstream l’ha baciato in fronte attraverso la mascherina. Tra il 6 e 17 marzo 2020 la piattaforma ha registrato un aumento del 75% di iscrizioni ed è arrivato a contare nel dicembre dello stesso anno ben 90 milioni di utenti e più di 1milione di creatori di contenuti, quando nel 2019 ne aveva solo 120mila. A guidare l’aumento di utenze durante la pandemia è stata la necessità di trovare un contatto umano alternativo, perché su OnlyFans non c’è solo porno: musicisti, esperti di fitness, chef, attori, celeb e influencer vari offrono contenuti come allenamenti su misura, dietro le quinte del set e anteprime video. In ogni caso, i profili che vanno per la maggiore sono quelli che offrono contenuti erotici.

Come sempre capita con il mondo online, OnlyFans è il terreno di tutti e ci si può trovare l’espressione umana più varia. C’è la studentessa di lettere fuorisede che per mantenere l’affitto, e considerato il suo passato da modella di lingerie, decide di rispolverare quello che ha imparato e pubblicare nudi sul proprio account OnlyFans per arrotondare le bollette. C’è chi decide di aprire un profilo per sentirsi a proprio agio con il corpo, giocare con i propri limiti e sentirsi appagato, chiedendosi chi dei suoi conoscenti, venuto a scoprire dell’esistenza del suo account, sarà disposto a pagare un abbonamento mensile per seguire i suoi nudi. C’è chi posta solo scatti vedo non vedo e chi veri e propri sex tape. Chi su OnlyFans trova uno spazio d’espressione sessuale più inclusivo, chi ha disabilità ed è alla ricerca di contenuti fatti su misura. La comunità LGBTQI+. Ci sono i professionisti del sex work così come genitori rimasti senza lavoro a causa della pandemia che tentano il tutto e per tutto. Chi teme di essere licenziato se le proprie foto fuoriuscissero dalla piattaforma, chi ne fa un mezzo di pubblicità. Cantanti donne e uomini, come Cardi B, Tayga con ben 7 milioni di abbonati, DJ Khaled e Fat Joe.  

La presenza VIP, sebbene accresca la fama della piattaforma, non è molto gradita a chi usa OnlyFans come fonte primaria di reddito. La celeb che più ha sminuito il valore della piattaforma è stata l’attrice Bella Thorne, che aveva dichiarato il suo ingresso su OnlyFans con l’intenzione di "parlare della politica dietro il body shaming femminile e il sesso", aiutare a normalizzare il sex work e destigmatizzare la nudità femminile. Con un incasso da 1 milione di dollari di abbonamenti in circa 24 ore, Thorne ha invece finito per nuocere ai sex worker della piattaforma. In alcune interviste raccolte dalla rivista online Them, diversi produttori di contenuti di OnlyFans hanno spiegato il loro punto di vista. Una delle intervistate, Thalya, sex worker queer che si identifica come lei, ha toccato uno dei punti più interessanti: “Mi sono sentita davvero male quando ho visto per la prima volta quello che ha fatto Bella Thorne, perché rafforza il pensiero di alcune persone che le donne (anche le persone queer) vogliano solo sfruttare i loro corpi per prendere soldi dalle persone. Se hai già molti soldi e truffi le persone a cui piaci per fare ancora più soldi, dicendo che è per il bene di una minoranza, è semplicemente sbagliato. Va bene se queste persone vogliono essere coinvolte in contenuti osceni, forse questa è solo una cosa che gli piace davvero o di cui sono curiosi... ma non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che sia borderline quando le persone dicono che lo stanno facendo per il bene della “comunità".”.

Con l’arrivo di modelli, influencer, pop star dal seguito incalcolabile e star della Tv, inoltre, c’è il rischio che la diversità presente su OnlyFans venga fagocitata dallo stereotipo dei corpi belli: donne, magre, bianche e cis. OnlyFans rappresenta un potenziale spazio di apertura in termini di inclusione e di riconquista del proprio corpo, secondo il ragionamento per cui se siamo noi a scegliere come e quando mostrarci non possiamo vergognarcene. Esistono metodi punitivi però per chi esercita questa libertà, come il capping, una pratica in cui gli utenti acquisiscono screenshot o registrazioni non autorizzate e poi li condividono altrove; il bodyshaming; lo slut shaming e tutte quelle forme di vergogna sociale esercitata come violenza su chi trasgredisce la norma. I rischi ci sono e d’altronde affermare la propria individualità e sessualità, a meno di non essere un maschio bianco cis, non è mai stato privo di difficoltà.

Dare voce alla parte sessuale della propria identità, su OnlyFans come su Instagram e altre piattaforme social, è una forma controversa di liberazione. Da un lato può essere percepita come una deriva di una società patriarcale che spinge a soddisfare il punto di vista dominante, l’occhio maschile, mercificando il corpo e l’identità. Dall’altra può essere libera espressione del sé, contro le norme di buona educazione che suggeriscono come per una donna sia sconveniente mostrarsi, soprattutto se non si rispettano certi canoni di bellezza ed etero-normatività. Governati dall’idea che l’intimità sia qualcosa da nascondere, c’è tuttavia sempre più spazio per dialogare di questi argomenti. In un certo senso, mettendosi a nudo, l’individuo elimina la vergogna e diventa padrone di sé e della propria immagine.

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