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  • Ritamorena Zotti

L'arte di Ziyan Liu: parodistica, domestica e digitale


Onirico, parodistica, domestica, digitale: la produzione artistica di Ziyan Liu penetra i tessuti organici e celebrali con una straordinaria inquietudine. Nata a Zhengzhou, in Cina, nel 1997, attualmente risiede a Londra. Ha ottenuto la laurea presso la scuola di Belle Arti dell'Istituto di Arti Visive di Shanghai nel 2019 e ha proseguito gli studi per il conseguimento del Master a Central St Martins, Londra, nel 2022. Inoltre ha partecipato alla Taiwan Little Theatre School, dedicandosi allo studio delle arti performative. La rappresentazione di una giovane donna di nazionalità cinese, nell’accezione più elementare del concetto, permea le produzioni video, le installazioni, le immagini digitali e le performance dell'artista multimediale cinese Ziyan Liu.


Attraverso un intricato intreccio di artefatti digitali, l'artista si immerge nell'analisi delle molteplici sfaccettature dell'identità, sondando le profondità del proprio io e scrutando il contenitore del suo spirito. Questo percorso artistico si configura come un viaggio intimo e sincero della protagonista, un'odissea mirata a costruire una narrazione avvincente sulla contemporaneità cinese. La pratica artistica diviene così un mezzo attraverso il quale la protagonista esplora le intricanti connessioni tra le sue esperienze personali e la sua identità cinese. La scelta di esaminare la complessità di sé stessa e della propria cultura si manifesta in un corpo di opere digitali che attingono a un bagaglio di ispirazioni provenienti dal vissuto personale e dalla ricca eredità culturale. La prospettiva dell'artista, resa ancor più intrigante dalla sua condizione di cinese residente lontano dalla famiglia, getta luce su una situazione in cui le relazioni intime sono supportate a un livello non fisico. Questo distacco geografico genera un desiderio profondo di riconnessione con il proprio mondo d'origine, alimentando la creazione di opere che agiscono come ponti virtuali tra mondi separati. La testimonianza visiva diventa il mezzo primario attraverso il quale l'artista affronta questa sfida, rivelando un mosaico di frammenti visivi che ritraggono la complessità e la bellezza della sua identità cinese. L'osservatore è così spinto a riflettere sulle proprie opinioni e azioni in relazione a queste immagini e ai suoni che le accompagnano, aprendo un dialogo intimo e profondo sulla percezione individuale della cultura e della contemporaneità cinese. In questo intricato tappeto di espressione artistica digitale, la protagonista trova la forza di svelare il proprio mondo interiore, contribuendo in modo unico alla riflessione sulla complessità e sulla diversità dell'identità cinese nel contesto contemporaneo.



Scent - Ziyan Liu

Slip - Ziyan Liu

La durezza della sua pratica artista comincia con Scent. Un video performance di 4 minuti e 27 secondi in forma documentaria, a tratti vouyeristico, proiettata in una dimensione domestica. L’artista ci svela il suo quotidiano con un ritmo visivo discontinuo, un dualismo aritmetico che rapisce lo spettatore in una costante tensione. Rivediamo una componente onirica e ingenua, tipica dell’infanzia rivelarsi all’esterno. La dimensione domestica, e infantilistica, in commistione con una forma di trazione cinese si rivela in Slip. Un video performance parodistico dove una femminilità ingenua e candida, a tratti stereotipata, domina la scena per pochi minuti, intonando una canzone della trazione cinese. Una sorta di pacificazione e di testimonianza visiva della propria origine, motore vitale di tutte le sue opere. 



Discontinous festival - Ziyan Liu

Liu attraverso la tenerezza e la sterilità del digitale, attraverso la commistione tra analogico e digitale, ci propone, in Discontinuous festival, un flusso di coscienza intimo e brutale. Il video riporta immagini analogiche, riprese da una camera vhs, quasi vouyeristico, unite a grafiche cartonistiche di barrette di cioccolata. Attraverso un voice over sublime, l’artista ci racconta con la metafora del cioccolato il rapporto con la madre. Il cioccolato, elemento di connessione con la madre, è veleno per i suoi figli [i gatti]. I felini, dopo giorni senza cure, ricercano disperatamente del cibo. Immagini che riportano all’assenza di cura, figlia illegittima della solitudine. Un filo rosso tra il cibo e la mancanza di cibo, e un forte parallelismo tra amore e mancanza di amore.



Unadulterated Ending - Ziyan Liu

Straordinaria e astrusa la performance unadulterated ending e l’omonimo video. La performance include quattro artisti queer. Un musicista sperimentale, una regina del dramma, un artista. Lo spettacolo è durato tutta la notte per tre ore, senza punti specifici per segnare l'inizio, gli intervalli e la fine dello spettacolo. Senza una coreografia specifica, gli artisti hanno presentato un meccanismo di performance più randomizzato con una comprensione delle quattro dimensioni del corpo, il queer, la politica dell'identità e della libertà. L'obiettivo di Ziyan è che il pubblico sia personalmente nello spazio, non sotto il palco. Infatti, l'artista penetra il pubblico e invade il suo spazio, evidenziando la difficoltà degli esseri sociali in contatto tra persone simili. Una provocazione condita con musica ossessiva allo scopo di provocare e indagare le dinamiche contemporanee. La pacificazione con le proprie origini porta l’artista ad indagare sull’origine di tutto. Il risultato dell’indagine, raccontato in una tensione costante, è espresso attraverso il video unadulterated ending. In 21 minuti, Liu ci costringe a fare uno sforzo cognitivo, al fine di cogliere messaggi e indizi per delineare il reale dalla finzione. Il filo conduttore è la ricerca e la nascita della felicità secondo il punto di vista di cinesi musulmani, il popolo Hui, stabiliti nell'Henan durante la Via della Seta. Il contesto della narrativa invece comincia da un piccolo villaggio a Yongcheng nella mia città natale dell’artista, in provincia di Henan. E anche in questo caso, il video insieme alla testimonianza verbale, dettata dal voice over, ci spiega perfettamente il processo di indagine [della felicità] e il processo ideologico di questo villaggio isolato. Il suono e il visuale, commistione tra digitale e documentaristico, sono dominati dalla casualità e da ritmi ossessivi, portando all’alienazione lo spettatore. L’ossessione è portatore di messaggi (e indizi) impliciti, quale la verità oggettiva che ci attanaglia dell’ossessione, nauseante e inquietante, per la felicità. Il visivo inoltre, spesso, supportato dal sonoro, esplicita elementi organici, che riportano ad una dimensione religiosa, si pensi al peccato originale e quindi alla perdita della felicità, e ad una dimensione veritiera, razionale, umana. Il file rouge volge al termine con l’ultimo rito del popolo sopracitato, un rito catartico riguardante il sangue. Credono infatti che il salasso, pratica medica, si ricordi il trattato De curandi ratione per sanguinis missionem di Galeno, del 1529, ovvero che il prelevamento copioso di sangue, possa purificare il corpo e in particolare essere una risoluzione per le malattie febbrili.


The Guide è un'installazione video a doppio canale composta da due parti. Ciascuno dei due dispositivi elettrici meccanici porta un proiettore per muoversi in una traiettoria specifica. É una performance che ci parla della commistione tra uomo e macchina. Questa connessione diventa un terreno fertile per l'esplorazione delle complesse interazioni tra l'umano e il tecnologico e sfidano gli spettatori a riflettere sulle implicazioni etiche, estetiche e filosofiche di una realtà sempre più permeata dalla tecnologia. Le analogie con Stelarc, che dedica la sua vita all'esplorazione digitale del corpo, sono molteplici. Con opere come "Third Hand" e "Ear on Arm", Stelarc ha integrato appendici meccaniche al suo corpo, creando ibridi unici e provocatori. Le opere di Liu, come Stelarc, sfidano la percezione tradizionale del corpo come entità autonoma, aprendo una riflessione sul futuro potenziale della fusione tra carne e macchina. 

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